
Concordato preventivo biennale: il meccanismo introdotto nel 2024-2025
Il concordato preventivo biennale rappresenta una delle novità più significative introdotte dalla riforma fiscale italiana nel periodo 2024-2025. Introdotto con il decreto legislativo n. 13 del 12 febbraio 2024, questo istituto ha segnato un cambiamento importante nell’approccio al rapporto tra contribuenti e Agenzia delle Entrate, puntando a rafforzare la compliance fiscale spontanea e a ridurre il contenzioso tributario.
L’articolo 1 del D.lgs. 13/2024 ha infatti disciplinato per la prima volta in modo organico il concordato preventivo biennale (CPB), uno strumento che permette di definire in via preventiva, per un periodo di due anni, il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e il valore della produzione netta rilevante per l’IRAP. L’obiettivo dichiarato dal legislatore è stato quello di offrire maggiore certezza fiscale alle piccole e medie imprese e ai professionisti, in un contesto economico segnato da incertezze e da una pressione tributaria percepita come elevata.
Le origini e l’evoluzione normativa
La genesi del concordato preventivo biennale affonda le radici nella più ampia riforma fiscale avviata dal Governo a partire dal 2023, con l’approvazione della legge delega n. 111/2023. Tra i principi ispiratori della riforma vi era proprio l’esigenza di incentivare l’adempimento spontaneo, riducendo il carico degli accertamenti ex post e favorendo un dialogo preventivo con l’amministrazione finanziaria.
Il D.lgs. 13/2024 ha rappresentato il primo passo concreto: ha introdotto il meccanismo per i periodi d’imposta 2024 e 2025, riservandolo inizialmente sia ai soggetti che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) sia, in via sperimentale, ai contribuenti in regime forfettario. Questa prima applicazione ha permesso di testare sul campo l’efficacia dello strumento e di raccogliere feedback da parte di professionisti, associazioni di categoria e contribuenti.
Già nel corso del 2025, però, sono intervenute correzioni e affinamenti normativi. Il cosiddetto decreto correttivo (approvato in via definitiva intorno a giugno 2025) ha modificato alcuni aspetti cruciali, tra cui l’esclusione dei forfettari a partire dal biennio 2025-2026. Da quel momento in poi, l’accesso al CPB è rimasto riservato prevalentemente ai soggetti ISA, ovvero imprese e professionisti con un livello di affidabilità fiscale misurato attraverso gli indici sintetici.
Il meccanismo di funzionamento del concordato
Il cuore del concordato preventivo biennale risiede nella proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate. Utilizzando i dati dichiarativi degli anni precedenti, i parametri ISA e altre informazioni in possesso dell’amministrazione (incroci bancari, fatture elettroniche, studi di settore evoluti), il Fisco elabora una proposta personalizzata di reddito imponibile per ciascuno dei due anni del biennio.
Questa proposta non è vincolante per il contribuente: egli può accettarla o rifiutarla. In caso di accettazione, si impegna a dichiarare, nella successiva dichiarazione dei redditi, un reddito almeno pari a quello concordato (o il valore della produzione netta per l’IRAP). In cambio, ottiene certezza sull’entità delle imposte da versare e, soprattutto, una riduzione significativa del rischio di accertamento per i periodi coperti dal concordato.
Il meccanismo si attiva annualmente: per il biennio successivo, l’Agenzia invia la proposta entro una determinata finestra temporale (solitamente a partire da giugno-luglio), e il contribuente ha tempo fino al 30 settembre per comunicare l’adesione tramite i canali telematici dedicati (principalmente attraverso il portale Fisconline/Entratel o il software dedicato integrato con “Il tuo ISA”).
Una volta accettata la proposta, il concordato produce effetti vincolanti per entrambi i contraenti. Il contribuente deve rispettare gli impegni dichiarativi e di versamento, mentre l’Agenzia si impegna a non procedere con accertamenti analitici o induttivi sui redditi oggetto di concordato, salvo casi eccezionali di decadenza (ad esempio frode, occultamento di ricavi rilevanti o gravi violazioni formali).
Requisiti di accesso e cause di esclusione
Possono accedere al concordato preventivo biennale i contribuenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA). Si tratta quindi prevalentemente di imprese di minori dimensioni (con ricavi/compensi generalmente entro soglie medie, variabili a seconda del settore) e di studios professionali che presentano dichiarazioni ISA.
Le cause di esclusione sono numerose e mirano a circoscrivere l’istituto a soggetti con un profilo di affidabilità medio-alto. Tra le principali esclusioni figurano:
- i contribuenti in regime forfettario (dal 2025 in poi);
- coloro che presentano cause di non normalità ISA gravi;
- i soggetti che hanno subito accertamenti esecutivi per evasione rilevante negli anni recenti;
- le imprese in liquidazione o coinvolte in procedure concorsuali;
- chi non ha presentato le dichiarazioni degli anni precedenti o ha omesso versamenti sostanziali.
Queste esclusioni riflettono l’intento del legislatore di riservare lo strumento a contribuenti che già dimostrano un buon livello di compliance.
Vantaggi e criticità emerse nella pratica
Tra i principali vantaggi del concordato preventivo biennale vi è senza dubbio la certezza fiscale. In un contesto di controlli sempre più automatizzati e di incroci dati sofisticati, sapere in anticipo l’importo delle imposte da versare per due anni permette una migliore pianificazione finanziaria e gestionale.
Inoltre, l’adesione al CPB comporta spesso una riduzione del rischio accertativo e, in alcuni casi, l’applicazione di sanzioni ridotte in caso di violazioni formali. Non va dimenticato che il meccanismo si accompagna, in alcune annualità, a misure di ravvedimento speciale per gli anni pregressi (come avvenuto per il periodo 2019-2023 in abbinamento al biennio 2025-2026), offrendo opportunità di regolarizzazione con imposte sostitutive agevolate.
Dall’altro lato, non mancano le criticità. La proposta dell’Agenzia è spesso percepita come rigida o non sempre aderente alle effettive dinamiche aziendali. Se l’impresa attraversa una fase di calo congiunturale o di investimenti rilevanti, il reddito concordato può risultare superiore a quello effettivo, generando un sovraccarico fiscale. Al contrario, in fasi di forte espansione, il meccanismo “congela” il beneficio di eventuali redditi extra.
Inoltre, l’adesione implica l’impegno a dichiarare almeno il reddito proposto: eventuali ricavi superiori generano imposte aggiuntive (talvolta con maggiorazioni), mentre redditi inferiori non danno diritto a rimborsi automatici.
Impatto sul sistema fiscale e sulle imprese
L’introduzione del concordato preventivo biennale nel biennio 2024-2025 ha rappresentato un banco di prova per la riforma fiscale. I dati preliminari relativi alle adesioni del 2024 e del 2025 hanno mostrato un interesse crescente, soprattutto tra imprese artigiane, commercio al dettaglio e professionisti con ISA elevati.
Il meccanismo contribuisce a spostare l’asse del controllo fiscale da un approccio repressivo a uno più collaborativo, in linea con le esperienze di altri Paesi europei (si pensi al “cooperative compliance” olandese o francese). Tuttavia, il successo a regime dipenderà dalla capacità dell’Agenzia di elaborare proposte equilibrate e dalla chiarezza delle regole in caso di decadenza o di variazioni significative nella struttura aziendale.
In conclusione, il concordato preventivo biennale introdotto nel 2024-2025 costituisce un tassello importante verso un fisco più prevedibile e meno conflittuale. Pur non privo di limiti e di aggiustamenti necessari (come quelli intervenuti nel 2025), ha offerto a molte partite IVA uno strumento per guadagnare in trasparenza e stabilità nell’adempimento degli obblighi tributari, rappresentando un’evoluzione significativa del rapporto contribuente-amministrazione finanziaria nel nostro Paese.

