
Legge di Bilancio 2026: taglio della seconda aliquota IRPEF al 33% e altre misure
La Legge di Bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025 (Legge n. 199/2025), rappresenta un intervento di rilievo nel panorama fiscale italiano, con un impatto complessivo stimato intorno ai 22 miliardi di euro. Approvata al termine di un iter parlamentare che ha visto numerose modifiche rispetto al disegno iniziale presentato nell’ottobre 2025, la manovra si inserisce in un contesto di gestione responsabile dei conti pubblici, senza incrementi di disavanzo, e conferma l’orientamento verso il sostegno al reddito da lavoro, al ceto medio e alla produttività.
Al centro dell’attenzione mediatica e del dibattito pubblico c’è soprattutto la modifica delle aliquote IRPEF, con il taglio della seconda aliquota dal 35% al 33% per lo scaglione di reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro. Questa misura, operativa a partire dai redditi percepiti nel 2026, si affianca ad altre disposizioni fiscali e di spesa che toccano famiglie, imprese e mondo del lavoro. Di seguito analizziamo i principali contenuti, con un focus particolare sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e sulle misure correlate.
La struttura delle aliquote IRPEF nel 2026
La riforma IRPEF del 2026 consolida il percorso di semplificazione avviato negli anni precedenti, mantenendo un sistema a tre scaglioni ma intervenendo in modo mirato sul prelievo intermedio.
Le nuove aliquote applicabili dal 1° gennaio 2026 sono le seguenti:
- 23% per i redditi imponibili fino a 28.000 euro;
- 33% per la parte di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro (ridotta di due punti percentuali rispetto al precedente 35%);
- 43% per la quota di reddito eccedente i 50.000 euro.
La riduzione al 33% della seconda aliquota produce un effetto progressivo: il beneficio fiscale cresce man mano che il reddito si avvicina alla soglia dei 50.000 euro, raggiungendo un massimo teorico di 440 euro annui per chi ha un reddito imponibile pari o superiore a tale importo (calcolato sulla differenza di due punti percentuali applicata alla forbice tra 28.000 e 50.000 euro, pari a 22.000 euro). Per i redditi più bassi all’interno dello scaglione (ad esempio intorno ai 30.000-35.000 euro), il vantaggio si attesta su valori più contenuti, nell’ordine di alcune decine di euro mensili.
Un elemento di attenzione è rappresentato dal meccanismo di sterilizzazione per i redditi molto elevati: per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro è prevista una riduzione di 440 euro sulle detrazioni d’imposta relative a determinati oneri (in particolare quelli detraibili al 19%, esclusi i costi sanitari, nonché alcune erogazioni liberali e premi assicurativi). In questo modo, il legislatore ha voluto evitare che il beneficio della riduzione al 33% producesse effetti netti anche sulle fasce di reddito più alte, mantenendo una certa progressività del prelievo complessivo.
Impatto sul ceto medio e sul potere d’acquisto
La misura sul secondo scaglione IRPEF è stata presentata come un intervento a favore del ceto medio, categoria spesso descritta come schiacciata tra il carico fiscale e l’inflazione persistente degli ultimi anni. I redditi tra 28.000 e 50.000 euro includono una larga fetta di lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti e pensionati che non rientrano né nelle fasce più protette dalle detrazioni né in quelle soggette alle aliquote più elevate.
Le simulazioni diffuse da vari osservatori (tra cui centri studi e associazioni di categoria) indicano che il risparmio medio annuo per questa fascia si colloca tra i 100 e i 400 euro circa, a seconda della posizione esatta nello scaglione e della composizione del reddito. Si tratta di importi non rivoluzionari, ma che possono tradursi in un piccolo incremento del reddito netto disponibile, soprattutto in un contesto di inflazione moderata e di tassi di interesse ancora elevati su mutui e finanziamenti.
Critiche sono arrivate da più parti sullo scarso respiro della misura: alcuni osservatori hanno sottolineato come il taglio sia limitato a 50.000 euro lordi annui, lasciando fuori fasce di reddito medio-alto che pure subiscono un carico fiscale significativo. Altri hanno evidenziato la complessità introdotta dal meccanismo di riduzione delle detrazioni per i redditi oltre 200.000 euro, che aggiunge un ulteriore filtro al sistema già stratificato di bonus e limiti alle agevolazioni.
Altre misure fiscali rilevanti nella manovra
Oltre alla modifica dell’IRPEF, la Legge di Bilancio 2026 contiene ulteriori interventi in ambito fiscale che meritano attenzione.
Viene confermato e in alcuni casi potenziato il regime di tassazione agevolata sui premi di produttività, sugli aumenti retributivi derivanti da rinnovi contrattuali e sul lavoro straordinario, festivo o notturno, con aliquote sostitutive ridotte (ad esempio al 5% in determinati casi per redditi fino a 33.000 euro). Queste disposizioni si inseriscono nel solco del sostegno al potere d’acquisto delle retribuzioni medie e basse.
Sul fronte delle imprese, la manovra proroga e rafforza alcuni crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, con particolare attenzione alle imprese che operano nelle Zone Economiche Speciali (ZES) unica e nelle zone logistiche semplificate. Sono previsti anche contributi a tasso agevolato per piccole e medie imprese che acquistano macchinari e attrezzature, nonché misure per il rinnovo e il potenziamento di impianti da fonti rinnovabili.
In materia di welfare aziendale e fringe benefit, si registra la prosecuzione di regimi favorevoli per alcune categorie di beni e servizi offerti ai dipendenti, con l’obiettivo di alleggerire il cuneo fiscale tra costo del lavoro e netto percepito.
Il contesto macroeconomico e le coperture
La Legge di Bilancio 2026 si confronta con un quadro di finanza pubblica che richiede equilibrio tra sostegno alla crescita e mantenimento della sostenibilità del debito. Le coperture per le minori entrate derivanti dal taglio dell’aliquota IRPEF (stimato in circa 2,8 miliardi di euro) e dalle altre misure espansive provengono da una combinazione di riduzioni di spesa, maggiori entrate da settori specifici e utilizzo di fondi europei.
Il governo ha sottolineato la scelta di non aumentare il disavanzo, confermando un approccio prudente in un periodo ancora caratterizzato da incertezze geopolitiche e pressioni sui tassi di interesse. Parallelamente, sono stati confermati interventi per il sostegno alla natalità, alla famiglia e alle categorie in difficoltà, come l’assegno di inclusione e l’APE sociale, con alcune modifiche ai requisiti e alle platee.
Considerazioni conclusive
La Legge di Bilancio 2026 conferma l’attenzione del legislatore verso una graduale riduzione del carico fiscale sul reddito da lavoro, con il taglio al 33% della seconda aliquota IRPEF come misura simbolo per il ceto medio. L’intervento, pur non rivoluzionario nei numeri assoluti, contribuisce a ridisegnare marginalmente la curva di progressività dell’imposta, favorendo in particolare chi si colloca nella fascia intermedia tra 28.000 e 50.000 euro.
Il dibattito resta aperto sulla reale efficacia di queste micro-riforme rispetto a una revisione più organica del sistema tributario, che da anni attende una semplificazione maggiore e una razionalizzazione delle numerose detrazioni e limiti esistenti. Nel frattempo, con l’avvio del 2026, milioni di contribuenti italiani vedranno applicate le nuove regole in busta paga o nella dichiarazione dei redditi, con effetti che si riverbereranno sul consumo, sul risparmio e sulle dinamiche distributive del reddito nazionale.

